La musica influenza i sapori che percepiamo? Si. Ecco perché! - Idea Food and Beverage

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La musica influenza i sapori che percepiamo? Si. Ecco perché!

Dopo il cibo da mangiare con gli occhi, il cibo da ascoltare. Il ruolo dell’udito durante i pasti è sempre […]

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Dopo il cibo da mangiare con gli occhi, il cibo da ascoltare.

Il ruolo dell’udito durante i pasti è sempre stato poco considerato se non per esaltarne caratteristiche negative relative ad atteggiamenti misofonici.

Studi accreditati che hanno come primo referente uno dei maggiori esperti di neuroscienze cognitive, nonché docente di Psicologia sperimentale all’Università di Oxford, Charles Spence, hanno reso giustizia all’importanza dell’udito nel consumo alimentare.

Divideremo l’analisi in due ambiti differenti: i suoni intrinseci del cibo e quelli di accompagnamento e vedremo come in entrambi i casi le percezioni uditive modificano quelle gustative a livello papillare e psicologico.

Senza dilungarci troppo in tecnicismi, l’obiettivo degli articoli sarà quello di rendere il foodlover consapevole del fatto che mangiare è un atto totale, è un percorso che la mente compie attraverso i sensi e che arriva al nostro cervello sotto forma di giudizio o valutazione, sia essa negativa o positiva.

Premessa necessaria: il gusto resterà sempre qualcosa di estremamente soggettivo!

I CONDIMENTI MUSICALI

La musica non è soltanto capace di influenzare gli stati d’animo dell’ascoltatore, ma può persino modificare o alterare la percezione della qualità del cibo che esso sta degustando.

Lo stesso Spence sostiene che la musica sia in grado di ingannare la nostra mente, permettendole di percepire in misura maggiore o minore i vari sapori a seconda dell’accompagnamento di sottofondo.

Secondo il luminare della materia, l’orecchio ha la capacità di comunicare alle papille gustative permettendo ad esse di abbinare suoni a sapori simili creando un netto parallelismo tra udito e gusto.

La tendenza che possediamo ad abbinare ai medesimi suoni, i medesimi gusti, può influenzare la stessa percezione.

Ecco spiegato il parallelismo teorizzato tra suoni acuti e acidità del cibo, tra suoni più morbidi e arrotondati e dolcezza e tra suoni profondi e amaro o umami.

LA RICERCA

Una ricerca condotta su un centinaio di individui che è poi stata pubblicata sulla rivista “Appetite” ha dimostrato, dopo un test su assaggi di cioccolato (cibo ad alto contenuto emozionale) e peperoni (anonimi per quanto riguarda parallelismi espressi con sensazioni psicologiche), che il Jazz ascoltato in fase di assaggio rende migliore la percezione gustativa del primo ma non quella del secondo.

In conclusione: ogni cibo ha la sua musica!

La scelta del suono giusto, anche per il vino, può contribuire ad aumentare il piacere di circa il 15%.

La forte componente soggettiva di entrambe le percezioni sensoriali ci permette di portare avanti una ricerca personale: esplorare i propri sensi e le percezioni che ne derivano, può aprirci scenari a cui mai avremmo pensato di poter accedere.

Mangiare con i cinque sensi, può voler dire raggiungere un livello di consapevolezza gustativa tale da avere piena padronanza delle preferenze come dei rifiuti e di saperli connettere ad ambienti di consumo che di volta in volta modificano le percezioni.

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