L'estro nel piatto: chef e opere d'arte commestibili. - Idea Food and Beverage

Marketing strategy
& Business Development

Beyond the comfort zone

L’estro nel piatto: chef e opere d’arte commestibili.

Eccoci al terzo ed ultimo capitolo di questo nostro viaggio nella storia dell’arte (enogastronomica). Il fermento culturale che ci ha […]

Condividi:

FacebookTwitterGoogle+WhatsAppLinkedInEmail

Eccoci al terzo ed ultimo capitolo di questo nostro viaggio nella storia dell’arte (enogastronomica).

Il fermento culturale che ci ha travolto alla fine dello scorso secolo non ci ha fatto accorgere di quanto l’arte fosse giunta sino ai gesti più umili e quotidiani e si fosse insediata nelle cucine della nazione in cui il cibo è la priorità assoluta.

Le grandi cucine dei ristoranti diventano atelier e i piatti vere e proprie tele nelle quali, come il tempo richiedeva, il rigore e lo sfarzo dovevano farla da padroni.

Il risotto con la foglia d’oro di Marchesi rappresenta nel migliore dei modi questa tendenza, soppiantata ad oggi dal bisogno di un cromatismo più accentuato e da un disordine “ordinato” che ci faccia rivivere nel piatto le emozioni di una vita che si spoglia del grigiume quotidiano e lascia spazio ad un’esperienza sensoriale senza precedenti.

L’arte entra a far parte dell’enogastronomia più alta di cui potremmo fruire.

L’arte entra nei ristoranti, nei bistrot, nelle cucine e nell’animo degli artisti del nostro secolo: gli chef!

Bottura, durante un forum presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo afferma che la cucina è responsabilità perché nei suoi piatti veicola messaggi come l’arte e deve assumersi le responsabilità delle conseguenze.

E se è vero che la cucina rende edibili le idee come l’arte le rende tangibili e visibili, noi siamo affamati di arte edibile.

Cerchiamo nel cibo la massima forma di espressività artistica.

Ma come è possibile?

Come convergono la vista, il gusto e il tatto in un’unica analisi?

Se dietro un’opera d’arte c’è la voglia di cambiare, come il Dadaismo ha fatto tramite le sue rappresentazioni, il capovolgimento è la chiave di lettura di questa profonda ambiguità.

La cucina creativa e tecnoemozionale evolvendosi si è data gli stessi obiettivi che gli artisti dadaisti hanno raggiunto grazie a Duchamp: esprimere il gusto di un oceano in un piatto per esempio.

L’arte come la gastronomia veicola emozioni e stati d’animo, messaggi e valori e nonostante Platone la condannasse e Dante ne esiliasse i rei all’inferno, la golosità è una colpa di cui gli estimatori della cucina contemporanea patiscono.

La ricerca di una terza dimensione del gusto diventa come nell’arte una ricerca.

Potremmo dire che gli chef odierni siano gli equivalenti dei performer e che i loro piatti alla pari delle danze o delle rappresentazioni siano le performances di cui non restano che immagini evocative e ricordi di gusti ed emozioni.

#food culture

Iscriviti alla nostra newsletter!
Vuoi restare aggiornato sulle ultime novità e trend
del food & beverage? Iscriviti!

Iscrivendoti alla newsletter acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi della legge n. 196/2003, come descritto dalla relativa policy.

#food culture

Nuova sfida alimentare: gli insetti a tavola. Siete pronti ad assaggiarli?

#attualità food & beverage

La musica influenza i sapori che percepiamo? Si. Ecco perché!

#attualità food & beverage

Trasparenza verso i propri clienti, volubilità del mercato e bufale: Cosa imparare dall’Olio di Palma.

#case study